Non c’eri

E poi un giorno ho smesso di vederti.

Senza alcun motivo la bella stagione aveva tinteggiato i viali: smarrivo l'ingenua dolcezza dei tuoi occhi, solo vento e sabbia avrei desiderato. 

Aggrappata all'ennesima nuvola di forza mi sono alzata dallo scoglio e ho ripreso il mio cammino, onda su onda ti ho inseguito lasciando le mie inutili orme sul bagnasciuga che dopo poco shhhh, shhhh, sciabordando le ha cancellate.

Ti avrei detto sai, un giorno di settembre ti ho riconosciuto.

Ti avrei detto sai, un giorno di giugno ho pianto per riaverti.

Ti avrei detto la vita che non hai visto, le ginocchia che non ti ho curato, le ferite che ho salato.

Ma non ho potuto, non c'eri.

"Il peggior modo di sentire la mancanza di qualcuno è esserci seduto accanto e sapere che non l’avrai mai." 
G. G. Marquez

Ingordo

Sai, quei giorni in cui l'ultima sigaretta della notte coincide con la prima del mattino, aspiri espiri aspiri e poi getti via.

Quelli in cui senti il cuore sbattere accanto alle tempie mentre ti rimanda in sequenza precisa la pesca il pistacchio gli occhi le scale l'arancione, in successione identica ma poi diversa e sfumata, riarrangiata. Identica, colma e anche svuotata di poesia.

E poi quei giorni in cui uno ti mette su un'auto e parte e canta e non chiede e non dice e canta, mentre il vento accarezza i capelli e la musica abbraccia i dispiaceri, mentre le note sbattono sui denti e fuori dai finestrini e più escono e più si fanno tue.

Sai, quei giorni con il viso arrossato dal freddo o dal caldo, che importa, le labbra color ciliegia tumefatte dai baci o dalle troppe parole, quei giorni a chiedersi esco, vado, attraverso, ritorno, chiamo, sorriderai?

Quei giorni, affamati di vita.

Sai, quei giorni che inciampano parlando veloce e dicono mille cose ma poi anche nessuna perchè cosa importa cosa dico o cosa hai detto basta che me lo ridici ancora e poi mai più, e ancora.

Quei giorni, sai, quelli ingordi, perfetti addosso a te, o a me, che importa.

Mano nella mano

Poi ho visto la paura sul tuo viso e ho smarrito il senso di giustizia delle cose.

La tua indole si era già insinuata tra le mie certezze, aveva schiaffeggiato quelle precise convizioni fatte di mattoni perpendicolari. Affascinata dalla mancanza di ragionevolezza ma intrisa di senso, coinvolta e sconvolta dal preciso gioco delle parti.

Era evidente che non ci saremmo più smarriti, naufragati sull'isola della condivisione. Dentro o fuori dalle mura, con o senza titolo e moralità, noi saremmo stati.

Ma quella sera la ragnatela dei tuoi pensieri era più fitta del frutto delle nostre rughe: si trattava di qualcosa di importante e l'ho capito da quei denti. Ho sempre capito tutto dai tuoi denti, io.

L'ampio sorriso che ti porti in faccia parla di candidi corpi allineati come allegri scolari in girotondo.
Quel giorno, però, la musica era silenziosa, le grida di gioia soffocate dai presentimenti. I bambini non si tenevano più per mano, li ho visti sciogliere quella stretta consolatoria. Immagina un carosello rotto, una giostra spenta, immagina il timore che ho guardato e nutrito.
A un certo punto i tuoi occhi mi hanno cercato come si cerca la salvezza, e mentre mi parlavi il girotondo è ripreso.
Così, quando mi hai dato la notizia più triste del mondo, almeno eravamo mano nella mano.

Senza fine

La prima volta che ti ho amato ero quasi un'adolescente.

Ho sentito gli occhi riempirsi dei tuoi colori e svuotarsi di certezze, nello spazio di un sorriso avevo perso la coscienza e organizzato il nostro futuro, mente di sogno in corpo di donna. Non sapevo cosa mi aspettava, quando ho scelto di percorrere la mia strada dentro le tue scarpe.

Ti sono stata compagna. Io, che troppe volte ho come complice soltanto la solitudine delle vecchie fotografie.
Ti sono stata amante. Io, che nel cuore della notte non avrei mai potuto chiamarti, per non svegliarla.
Ti sono stata madre. Io, che in verità nel mio ventre ho saputo covare solo malesseri e delusioni.

Ma soprattutto ti sono stata amica. Da sempre, e prima di ogni altra cosa. Persino ora che te ne sei andato.

Dal giorno in cui mi hai abbronzato il cuore, perciò, mi è passata tra le dita almeno mezza vita, ed è passata in mano tua, senza cognizione, senza averlo deciso, persino senza averti.

Ciò che mi resta, di queste settimane silenziose, è la consapevolezza che tra di noi non c'è mai stato un vero inizio, prova a pensarci. Per questo, l'ho capito, mai avremo una vera fine.

Così nessuno si volta

Sono corsa a mettere la mia canzone, quella che non sai, quella con la melodia che mi prende in braccio e mi dice ecco, ora puoi, ora piangi.

Sono corsa via dalle cose che avevi dentro agli occhi, dalle cose che non potevi vedere nei miei. Sono corsa via perchè ci ho visto da fuori, e quell'intenso ignorarsi aveva il sapore di tutta la tristezza del mondo, tutta, l'ho sentita, concentrata in quei pochi metri. Sono corsa sotto il cielo, blu come te e buio come me, e ho desiderato dirti tutto quello che non ti dirò mai, darti tutti i pesi che non ti darei mai.

E ho desiderato scriverti una lettera d'amore che ti facesse solo ridere, per poi tornar seria e mostrarti le cose che non vedi, per mostrarti quanto sono sempre forte, io, sempre la più forte, io.
Per poi dirti sottovoce che non lo sai ma a volte cado, e senza far rumore, così nessuno si volta.

Ho desiderato avere il coraggio di dirti fammi questo regalo, fammi ridere, suona quel campanello, fammi ridere, oggi, domani, guardami, guardami, vita mia.

Ho desiderato avere il coraggio. Ma poi non l'ho trovato, così, anche stavolta, nessuno si è voltato.

 

 "e scrivere d'amore, anche se si fa ridere, anche quando la guardi, anche mentre la perdi quello che conta è scrivere" R. Vecchioni

Vengo a prenderti stasera sulla mia torpedo blu (2)

Gentile Signora Searching,
Il 3/4/11 scade la Sua assicurazione con Xxxxxxxxx per la Sua Fiat targata XXXXXXX e mi permetto di disturbarLa per chiederLe se ha bisogno di aiuto.Può completare il rinnovo in due minuti sul sito www.xxxxxxxxxx.it o al telefono (XXXXXXXX).
Ma se c'è stato qualche disguido e se ha bisogno del mio intervento personale non ha che da rispondermi e spiegarmi cosa posso fare per Lei: non faccio mai mancare nella mia giornata il tempo per leggere e rispondere ai Clienti, è la parte che amo di più del mio lavoro.
Genialloyd ha seicentomila amici, non polizze: se non ci crede, mi metta alla prova.
Un saluto cordiale

 

Tizio Caio

Amministratore Delegato

 

 

Gentile Signor Tizio Caio,

felice di risentirLa. Noto con piacere che avete modificato la formula della mail di sollecito che usavate l'anno scorso: questa è molto più formale, nonostante permanga quel riferimento al Suo impegno giornaliero della gestione dei clienti, di cui non sa privarsi.

Ma veniamo a noi. Sono stata Vostra cliente per quattro anni, e ad ogni rinnovo ho visto aumentare la mia polizza senza alcun motivo, nonostante io non abbia MAI avuto sinistri e la mia classe di appartenenza sia sempre diminuita. A malincuore ho richiesto alcuni preventivi ad alcune compagnie a Voi concorrenti e ho ricevuto un'offerta irrinunciabile: ho dovuto accettare, sono certa che lo avrebbe fatto anche Lei. 

In ogni caso vorrei provare a darLe un consiglio, senza pretese: fate un controllo prima di mandare queste e-mail precompilate, potreste scoprire che Vi ho spedito giorni fa un regolare fax di disdetta (mio eccesso di scrupolo, visto che il nostro contratto non lo prevedeva).
Sono quasi certa che perdere un cliente come me che paga, non procura sinistri e al quale bisogna mandare solo una mail di sollecito una volta all'anno, è pur sempre un peccato.

Cordialità,

ma anche amicizia,

Searching

 

 

per chi se la fosse persa, ecco com'era andata l'anno scorso :P

A cuore scalzo

Dovevo incontrarti dieci anni fa. In quel tempo ti avrei amato la metà, saremmo stati felici il doppio.

Invece ci siamo incrociati quando il mio animo sgocciolava, sanguinava battiti. La fantasia era diventata di cartone e le lacrime l'avevano inzuppata spappolandola, la magia era intrappolata sul fondo delle desolazioni.

Ci siamo conosciuti in un giorno barbaro, negli anni in cui le persone si abbandonano per una parola soffiata male, se ne risentono, si riavvicinano solo quando la distanza è già incolmabile. Ormai, si dicono, ormai.

Ci siamo attraversati nell'era in cui le persone si insinuano, colgono le crepe, si infilano tra le tue stanchezze, a volte ti risollevano. Poi, quando la delicatezza ti fa chiudere gli occhi, mollano la presa.
Così tu cadi, ti infrangi, ti rialzi piano, poi  raccogi i pezzi, tutti, quasi. 
Volta dopo volta quelli che racimoli son sempre meno, ne perdi qualcuno, lo lasci in un angolo, sotto un tappeto polveroso, come un bambino con i pezzi di un puzzle. Volta dopo volta rimetti insieme i brandelli e mano a mano ti accorgi che ciò che hai tra le dita è soltanto un cuore rimpiccolito, ancora rosso e liquido, ma rimpicciolito.

Con il tempo ha cambiato forma, i dolori non lo hanno infeltrito o spelacchiato, lo hanno ristretto.
Bisogna solo trovare il coraggio di sedersi dentro, perchè da lì sembra ancora grande come prima.

Di quella volta

Spesso sognavo che la salita era troppo ripida, la macchina si ribaltava inghiottendo la nostra ennesima fuga.

Quel tragitto mi sembrava interminabile, ma solo per la sua piacevolezza. Non ero deliziata dal dove si andava, all'arrivo c'erano tanti fantasmi quanti ne avevamo alla partenza, ma i colori erano diversi, nuovi, e io avevo bisogno di farmi tingere da qualcosa di infondato ma sconosciuto. Speravo che la normalità si insinuasse tra le mie crepe, che il tempo mi concedesse l'abitudine al profumo di quel calore.

Delle due strade preferivo quella immersa nel verde e nelle curve. Respiravo la poesia di quei giochi di luce e muschio, mi separavo dalla rabbia spargendone briciole, una dietro l'altra, per saperle ritrovare al ritorno.

E poi imparavo a fischiare, tra la lingua e il palato, in silenzio. E a riflettere, nello stesso identico modo.
C'erano due o tre colonne sonore possibili, durante il tragitto. Ancora oggi sussulto, risentendole.
Lei cantava, lui rideva giocoso, e rivederli con gli occhi della memoria suggestiona la commozione. 
Io li guardavo desiderando che durasse più del tempo che ci era concesso. 
Io li guardavo pensando che non saremmo mai stati più felici di così.

Dopo l'incidente cambiò tutto. Ma questa è un'altra storia.

Would you be my valentine?

Io ti amo.

E costringo dolcemente i miei passi sul tuo cammino, devio i miei percorsi cercandoti la mano, passeggio tra gli ostacoli del tempo per incontrare i tuoi occhi.

(scusa, stavo pensando: ma non potevamo chiedere un'informazione a quel passante?)

Io ti amo, e ricordo quello che abbiamo mangiato in questo tempo, e come eravamo vestiti, come ci siamo svestiti. Io ti amo, e, senza alcuna fatica, getto il buio su tutto ciò che non sei tu. 

(scusa, stavo pensando: l'ultima bolletta della luce l'hai poi pagata?)

Io ti amo, e ricordo in ogni sua sfumatura il sorriso del primo giorno, brillante perla in mezzo al grigio, ricordo i nostri cuori vicini come cielo e terra all'orizzonte, ricordo le risate soffocanti.

(scusa, stavo pensando: cercavi mica di farmi fuori?)

Io ti amo, e per questo amore lotto contro la coscienza, calpesto le mie antiche volontà.

Io ti amo e sorrido ai bambini mentre cammino, colgo margherite appisolate, accarezzo cani senza nome correndo sul prato della vita. 

(scusa, stavo pensando: secondo te ho pestato una merda?)

Io ti amo, però adesso hai anche rotto i coglioni.

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